Ironia e pubblicità
Utilizzare l’ironia nelle nostre ( e vostre ) campagne pubblicitarie, è consigliabile?
Sono molteplici gli esempi negli ultimi anni in cui grandi e piccole aziende hanno puntato sull’ironia per sponsorizzare e pubblicizzare i propri prodotti.
Non parliamo semplicemente di risultare simpatici, difficilmente un prodotto cerca di darsi un tono supponente od arrogante, ma di utilizzare la satira, l’ironia, l’humor a volte anche nero per dare visibilità e far parlare di se.
Una risata vi seppellirà
Ormai è celebre la campagna social dell’agenzia funebre Taffo, dove con sistematica ironia e riferimenti alla morte si pubblicizza l’ultimo servizio di cui avremo bisogno in vita, un servizio funebre per l’appunto.
Riferimenti ad avvenimenti quotidiani, o a notizie del giorno riviste in chiave funebre, hanno fatto sorridere migliaia di persone, spingendoli non di certo ad acquistare nell’immediato, ma quantomeno ad annotare mentalmente che se proprio dovessero utilizzare quel tipo di servizio, forse vorrebbero farlo con un amaro sorriso.
A livello televisivo e nazionale si è spinta sulla stessa linea la campagna pubblicitaria basata sull’ironia la Motta, pubblicizzando i suoi buondì. facendo letteralmente morire i genitori di una logorroica quanto simpatica ragazzina in cerca di una colazione leggera.
Humor nero
La stessa Motta alcuni mesi dopo ha insistito sullo humor nero inserendo degli zombie nella propria campagna, ottenendo un risultato di certo discutibile nel secondo giro di campagna basata sulla provocazione.
Non pochi utenti infatti si sono lamentati della sgradevolezza dei soggetti ripresi, e della mancanza di verve che ha avuto la prima campagna che invece aveva fatto sorridere tutti quanti.
Stesso risultato ambiguo per la recente campagna della Zueg, i succhi di frutta infatti hanno fatto dell’ironia basata sulla recente introduzione del reddito di cittadinanza, istituendo il ” succhino di cittadinanza”.
Inutile dirlo, i simpatizzanti del partito di riferimento genitore del provvedimenti non l’hanno presa a bene, ed hanno tempestato la pagina social della Zueg di insulti, venendo contro quella che era l’impostazione ironica e leggera della marca di succhi di frutta.
Il pericolo di utilizzare dell’ironia in una campagna pubblicitaria, nell’era degli “haters”, è proprio questo, vedersi ritorcere contro la visibilità ottenuta avendo fatto si ridere qualcuno, che magari condivide il post, raggiungendo un target di persone che invece ritiene la battuta e l’ironia usata offensiva nei confronti del proprio stile di vita, o della propria esperienza personale.
L’indignazione
Il meccanismo di indignazione è molto comune in tutta la storia della satira da secoli ad oggi, ed è lecito e normale aspettarsi che non tutti capiscano la battuta, o che la condividano.
L’unica differenza è che un comico non vi piace vi limiterete a non andare ad i suoi spettacoli, mentre nel sensibilissimo quanto capillare mondo di internet, una battuta sbagliata sull’argomento sbagliato, possono far partire vere e proprie ( presunte ) campagne di boicottaggio del prodotto in questione.
Non c’è nulla di male a nostro avviso ad usare l’ironia nella commercializzazione dei vostri prodotti, basti tenere da conto il rovescio della medaglia, l’indignazione.
Se poi si vuole evitare a tutti i costi, basta fare attenzione e distinzione ad un dettaglio non trascurabile quando si scherza su qualcosa, se non volete insultare nessuno, forse vi conviene fare auto-ironia, invece che prendere in giro qualcun’altro, tanto per andare sul sicuro.


