Da Facebook a Meta
La più popolare azienda di contenuti , anzi di spazi digitali cambia nome. Da pochi giorni infatti Facebook, l’azienda che comprende diversi prodotti tra i quali appunto Facebook, Instagram e Whatsapp , forse a causa del calo di popolarità del brand a causa dei recenti scandali legati alla carenza di controlli sui contenuti legati alle fake new, politiche prima, e sulla pandemia ora, cambia nome, ed apre al metaverso.
Il nuovo contenitore si chiamerà ” Meta “, e con l’occasione , Mark Zuckerberg lega il lancio del nuovo brand al prossimo prodotto di casa, il ” metaverso “.
Il progetto non è solo ambizioso, è futuribile, e nonostante non siano ancora chiari i contorni e lo spazio di manovra di quello che sarà un universo virtuale a se ( non lo è già Facebook?), il progetto è già ben pianificato e ben finanziato.
L’investimento previsto è di 10 miliardi all’anno per i prossimi 5 anni, e sono previsti 10.000 mila nuovi posti di lavoro, oltre alla platea di probabili creatori di contenuti freelance, che potrebbero potenzialmente diventare numerosi come gli utenti.
Un universo di contenuti digitali
Cosa ci aspetta nel nuovo multiverso ? Una piattaforma alla minecraft, una versione allargata di The Sims, una riedizione del vecchio second life? Tutto è sul piatto in questa fase, anche l’integrazione dell’accessibilità di meta attraverso degli occhiali di ultima generazione. Nel 2014 Facebook ha già acquistato Oculus per due miliardi di dollari, un’azienda produttrice di occhiali per la realtà virtuale che con la recente versione “Oculus Quest 2” permette di navigare in degli spazi predefiniti senza bisogno di altro hardware o software.
Realtà virtuale o aumentata?
Anche l’utilizzo dei classici occhiali da realtà virtuali è nel dubbio. Oltre ad essere un accessorio costoso, scomodo da portare, e con notevoli effetti collaterali ( motion sickness o chinetosi) non ancora del tutto risolti nonostante ci si lavori da anni, si tenderà possibilmente a creare un accessorio ottico più simile possibile a dei normali occhiali da vista o da sole, in modo da poterli utilizzare anche nella realtà, non solo in quella virtuale, e senza dover rinunciare allo stile. Gli smart glass lanciati da Facebook in collaborazione con Ray-ban sono un primo tentativo, anche se ancora limitati a foto e video, non a contenuti cosi’ complicati come la realtà virtuale.
A casa o in ufficio?
Se c’è una novità nelle abitudini delle persone che ha introdotto non un’azienda in particolare, ma la pandemia, è la possibilità di molte aziende di poter far lavorare i propri dipendenti da casa, con tutti i limiti produttivi che ne derivano ma comunque con un discreto livello di successo.
Proprio per questo un metaverso dovrà necessariamente puntare non solo ad essere un sistema di intrattenimento di nuova generazione, ma anche la possibilità per molte aziende di creare un ambiente di lavoro accessibile ed immersivo, dove ci si potrà scambiare e condividere informazioni, fogli di calcolo, contenuti digitali e documenti, non è dato di sapere se in uno spazio squisitamente digitale fruibile attraverso lo schermo, o tramite un visore ottico.
Da casa, da casa, da casa
Il nuovo imperativo, pandemia o no, almeno per quanto riguarda l’azienda di Cupertino, è di limitare gli spostamenti fisici, e di fruire dei contenuti digitali, per più tempo possibile. Sono già noti gli sforzi in questo senso per far passare gli utenti una nutrita fetta della propria giornata sulle piattaforme, creando o visualizzando contenuti, possibilmente entrambi.
Diventare creatori e fruitori di contenuti in un’universo digitale però, apre tutta un’altra storia in ambito di costumi, abitudini, passatempi. Se siamo abituati a sfoggiare paesaggi suggestivi, o vestiti ed ornamenti alla moda ai nostri contatti, nel momento che la nostra fisicità viene rimpiazzata da un avatar, si apre il mercato degli oggetti digitali.
Non solo software dunque, ma oggetti, abbigliamento, gadget, e perchè no, barche, case, paesaggi, creati o comprati nel metaverso da sfoggiare con i nostri contatti, o nel caso degli influencer, con piu’ contatti possibili. Si aprirà forse una nuova era, dove non soltanto i più nerd degli utenti si vanteranno della spada o dell’armatura acquistata o conquistata a caro prezzo dopo ore di gioco, magari si sfoggeranno creazioni di stilisti digitali, e si pagheranno a caro prezzo, in degli ecommerce a questo punto completamente digitali, con buona pace degli spedizionieri.
Domani
Le idee ci sono, i mezzi anche, il pubblico e la platea di utenti in attesa di novità da sperimentare, è già schierata ed in attesa. Nonostante l’annuncio del metaverso sia passata come una mossa di facciata per rimettere a nuovo la dissestata (relativamente) immagine di Facebook, si può solo immaginare se si andrà a parare in un nuovo prodotto di massa, che ripeta il successo che hanno avuto i social media nei primi dieci anni dalla loro introduzione, o se sia destinato ad essere l’ennesimo e pretenzioso progetto flop, che non tiene conto dei tempi, delle esigenze, ed alle complicanze del mondo digitale in un mondo che nonostante tutto, ha ancora voglia di realtà, tra un pixel e l’altro.


