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Il futuro non è ancora chiaro, ma una cosa è certa, l’emergenza covid19 ha iniziato a cambiare le abitudini anche nel modo di fare shopping dei consumatori. La spinta digitale di questo periodo di quarantena ha rafforzato gli e-commerce ed è certo che nei prossimi mesi assisteremo ad un aumento sia di negozi online sia di consumatori online.

 

Dopo il Covid-19 cosa cambierà nel commercio?

 

Il mercato sarà un pò diverso dopo il coronavirus. Ad oggi un “dopo” non è ancora chiaro ed è difficile da immaginare ma siamo certi che ci sarà un “dopo”, e sarà diverso. Alcune tendenze e comportamenti sia nella dinamiche e nei canali di acquisto si possono notare con una certa chiarezza: il rafforzamento dell’e-commerce e delle vendite online, sia da parte dei commercianti che da parte dei consumatori.
Molte attività si sono organizzate proprio durante la pandemia per iniziare a raggiungere i propri clienti con canali diversi da solito come i social (facebook e Instagram) e whatsapp.
E anche chi prima aveva poca dimestichezza o era restio a comprare online hanno cominciato ad usare le piattaforme di commercio elettronico. Chi invece era avvezzo allo shopping on line lo fa più spesso, e infine chi non era interessa ha scoperto questo nuovo canale e difficilmente potrà farne a meno nei prossimi tempi.
Di certo anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria molti cambiamenti anche nei comportamenti dei consumatori rimarranno.

Lo spostamento verso l’e-commerce

In tanti cercano di capire che futuro sarà e in quale direzione andrà. Cosa cambierà dopo la pandemia, cosa non sarà più come “prima” e il commercio come si adatterà a questi cambiamenti repentini.

 

L’analisi di Credimi (piattaforma che propone soluzioni finanziarie digitali) che individua nella tecnologia digitale e nella logistica i due fattori fondamentali per il rilancio.

 

Si parte da un quadro di crisi e flessione dei consumi. Servirà una ricostruzione.

Giù il potere d’acquisto delle famiglie, molte spese saranno annullate o rimandate (già lo sono) e fra queste abbigliamento e trasporti, servizi ricreativi, viaggi, cultura, ristorazione.Senza poter uscire, con molti negozi chiusi, o con lunghe file da fare, gli italiani hanno iniziato a comprare più spesso online. L’e-commerce è diventato un canale di riferimento anche se l’infrastruttura non ha retto, fra ritardi della Gdo(grande distribuzione organizzata) e qualche fatica anche per i big player.

 

La paura del contagio e le lunghissime file davanti ai supermercati hanno convinto gli italiani a provare la spesa online. Ma l’infrastruttura non ha retto: le grandi catene della distribuzione organizzata sono storicamente in ritardo e persino Amazon ha faticato a tener testa all’esplosione della domanda.

 

Paradossalmente, a beneficiare della situazione sono stati i piccoli negozi, sebbene molti di loro, prima di questa crisi, non avessero neppure un sito web!»

 

 

Come si sono riorganizzati i piccoli commercianti?

 

Molti si sono rivolti ai social per comunicare e vendere, altri hanno scelto piattaforme di “prossimità”, di certo non sono rimasti fermi ad aspettare.

 

«Molti negozi, seppur spesso senza un sito internet, per niente avvezzi alla tecnologia e ben lontani dal sapere come avviare o gestire un e-commerce, hanno iniziato ad usare i social network e le piattaforme di messaggistica per mettersi in contatto con i clienti», evidenzia un report di Credimi sul commercio al dettaglio post Covid-19.

 

Un lezione per il futuro, tutti avremmo bisogno della tecnologia, piccoli e grandi. E, prosegue l’analisi, «probabilmente, le prime vittime di questo new deal saranno i contanti: per pagare online, così come per ridurre i contatti e le code crescerà l’uso di nuovi sistemi di pagamento, soprattutto app e contactless».

 

 

E i consumatori? come hanno reagito alla tecnologia?

 

 

Sempre più online, Amazon aveva iniziato negli ultimi anni a cambiare le abitudini di acquisto della popolazione italiana, il coronavirus ha radicalmente cambiato tutto!

 

«Dal punto di vista dei consumatori, chi aveva dimestichezza con le piattaforme e-commerce ha semplicemente continuato a farne uso più di prima, spesso frustrato dal fatto di dover sperimentare lunghe attese e ritardi nelle consegne, mai sperimentati prima – prosegue il Report di Credimi –  Chi, invece, non aveva mai avuto interesse a fare acquisti online, ora ci prova per la prima volta, un po’ per paura per contagio, un po’ per evitare le lunghe code al supermercato».

 

La fase che stiamo vivendo mette insieme crisi di un sistema non pronto ad affrontare una pandemia e allo stesso tempo l’esigenza di un cambiamento. Il commercio al dettaglio deve e dovrà riorganizzarsi anche per i più piccoli, tutti dovranno ripensare il proprio modello di commercio ed adattarlo ad un modello di business più flessibile e orientato verso il digitale.

 

Tornare indietro e credere di poter tornare ad un “prima” è un errore da evitare, oggi il ruolo della tecnologia digitale segna un punto di non ritorno.

 

«Le abitudini dei consumatori stanno cambiando radicalmente e la svolta verso gli acquisti online sperimentata in questa emergenza avrà delle lunghe code – spiega l’Ufficio Studi di Credimi – Difficilmente si tornerà indietro. Soprattutto quando il cambiamento si concentra sui due assi della tecnologia digitale e della logistica: due certezze (o presunte tali) che da subito hanno mostrato tutte le crepe di un paese ancora arretrato. Per questo i pilastri sui cui ricostruire l’ossatura del commercio non possono che essere digitale e logistica, oltre che ovviamente sicurezza sanitaria».

 

 

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